Garibaldi amato, il servizio di leva odiato!


C’era una volta un uomo passato alla storia per la sua camicia rossa. Era gagliardo. Tutte le donne lo adoravano e tutti gli uomini lo seguivano in battaglia.
Quest’uomo, chiamato Giuseppe Garibaldi, per conto del Re Vittorio Emanuele, unificò l’Italia, facendo “grandi imprese”, ma finita la spedizione dei Mille ben presto i nuovi italiani capirono che non tutto era bello… del nuovo governo.

Una delle novità più odiate fu il servizio di leva obbligatorio: i giovani erano costretti a fare i militari per sette anni e per di più ad andare a Torino lasciando a casa i figli e la moglie (chi era sposato), la ragazza e gli anziani.

Era molto straziante sia per le donne stare senza ragazzo o marito, sia per gli uomini stare senza la loro compagna.

(Nella foto il dipinto “Sentinella Garibaldina di Gerolamo Induno)

Antonio Pio Romeo

Cuntiamo Giuseppe Garibaldi, l’eroe

Venne una volta in una terra antica,

un uomo dalla barba rossa con l’anima ardita,

il suo nome era Giuseppe Garibaldi (nella foto)

seguito da mille garibaldini.

un uomo coraggioso

con una camicia color rosso sangue

e pantaloni blu… che ai nemici sembrava un gigante!

Così si fece l’Italia,  con  spada e con coraggio,

in un giorno di primavera, era l’11 maggio.

Partì da Quarto con due navi a vapore,

e gia’ in Sicilia, dallo sbarco, si vedeva il suo splendore. 

Quando discese dalla barca a vapore

fece impazzire persino tutte le signore.

Dalla Liguria partì verso Marsala,

per passare con le sue gesta alla storia.

Mattia Pio Sciacca, Nicolò Giacalone, Giuseppe Cardella, Alessandro Cirrincione

Una nottata faticosa

Ecco come io, guardiano della Torre Titone, mi sono difeso dai pirati … immaginiamo di essere nella Marsala del 1600

È notte fonda e c’è silenzio fino a che si sente un rumore, vedo l’orizzonte e ci sono i pirati. Sveglio l’altro guardiano e segnaliamo alle altre torri.                                                                                               

Siamo nella torre più alta, in contrada Baronazzo Amafi, quindi solo noi possiamo vedere la nave.     Accendiamo il fuoco e chiediamo aiuto, le altre torri ci vedono e si preparano per difendersi, anche noi ci prepariamo, abbiamo 11 caditoie di olio bollente, un arco a testa e molte frecce, mentre prepariamo le armi i pirati ci attaccano con i cannoni e altri vengono ad attaccarci da vicino. Per difenderci dagli attacchi lontani usiamo arco e frecce, da quelli ravvicinati olio bollente.             

È stata una nottata molto faticosa, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.                                                                                                                                                      Mattia Pio Sciacca

Altro che fiabe, i pirati in Sicilia arrivarono davvero

Il racconto di Giuseppina Passalacqua: “all’epoca del dominio spagnolo per scampare agli assalti fu costruito un sistema di torri d’avvistamento”

I pirati non sono soltanto personaggi delle favole come Peter Pan. Sono esistiti davvero e in passato sono stati anche a Marsala. A raccontarcelo è stata Giuseppina Passalacqua, insegnante in pensione, esperta in storia locale e vicepresidente dell’associazione Storia patria di Marsala. “Nel 1492, durante il governo della regina Isabella di Castiglia, in Spagna avvengono due cacciate: quella degli ebrei e quella dei mori poiché i regnanti spagnoli erano ferventi cattolici e decisero che il loro Stato doveva essere abitato solo da cattolici. Ma gli arabi cacciati, una volta tornati in Africa, non si accontentarono della povera vita dei loro Paesi d’origine, dove vivevano per lo più dei pastori, e costruirono navi potenti per depredare le coste del Mediterraneo”. In pratica i pirati arabi del nord Africa si avvicinano alla Sicilia per prendere le navi cristiane, dette tartane, intanto perché rappresentavano gli oppositori religiosi, ma soprattutto perché erano ricche di merci o di gente facoltosa. I pirati, dunque, non volevano uccidere, ma depredare attraverso incursioni o assalti alle navi cristiane. Erano dotati di navi denominate sciambecchi. All’inizio si limitavano ad incursioni notturne con scorribande, ma ben presto incominciano ad allargare i loro interessi: non solo merci, ma anche uomini, donne, bambini e cibo. Come reagì Marsala ai continui assalti? “I marsalesi – continua la professoressa Passalacqua – chiesero ai re di Spagna, che governavano qui attraverso Viceré, protezione per custodire le coste. In un primo tempo si pensò di edificare delle mura, ma ci sarebbe voluto troppo tempo e troppi soldi. Si è deciso così di costruire torri d’avvistamento per vedere l’arrivo delle navi dei pirati in tempo utile per difendersi. Tra l’altro noi, a Marsala, avevamo già delle torri come Sibiliana, nata per guardare il passaggio dei tonni. Il re di Spagna inviò qui l’ingegnere Tiburzio Spannocchi. Poi Camillo Camilliani, giovane ingegnere, percorse il perimetro dell’isola per individuare le torri che già c’erano e realizzò anche un prospetto dei costi”. Quindi alcune torri furono costruite, altre adattate all’esigenza, ossia trasformate in Torri d’avvistamento. Di queste resta ancora la torre Sibiliana (che si trova a Petrosino), e qui sono ancora visibili le caditoie da cui i guardiani gettavano olio bollente in caso di assalto. Infatti in ogni torre d’avvistamento o di avviso c’erano minimo due guardiani. Non c’erano scale, ma funi. Un uomo per fare il guardiano doveva sapere leggere e scrivere. Ovviamente dentro le torri c’erano anche armi.

Amalia Anastasi e Chiara Laudicina

Cappuccetto Rosso salvata dalla polizia

Nel 2019 una bambina di nome Cappuccetto Rosso, che viveva con i suoi genitori a Marsala, andò a trovare sua nonna a Mazara. La vecchina stava per partire per Roma e Cappuccetto decise di andare a trovarla a casa con la bicicletta, ma pedalando incontrò una persona molto cattiva che iniziò ad inseguirla. Cappuccetto riuscì ad arrivare a casa nonna, però il cattivo entrò dalla porta sul retro. Cappuccetto e la nonna chiamarono la polizia che arrivò giusto in tempo e arrestò il cattivo mettendolo in carcere. Nonna e nipotina festeggiarono e la vecchietta non partì più. Decise di restare a Mazara e vissero tutti felici e contenti.

Amalia Anastasi e Chiara Laudicina

“Marvel Cappuccetto rosso”

C’era una volta Cappuccetto rosso e sua madre che le aveva detto di attraversare il viale più pericoloso della città, con la macchina più rotta che hanno, per andare da suo padre.

Giunta verso la fine del viale trovò dei fiori e si fermò a guardarli, dopo un po’ venne Joker travestito e quindi irriconoscibile. I due iniziano a parlare, ma ad un certo punto il viale si biforcò e Cappuccetto chiese a Joker travestito: “qual è il viale più corto per andare da mio padre?” ma visto che Joker era furbo le indicò, invece, la via più lunga e, nel frattempo fu lui stesso ad andare dal padre di Cappuccetto rosso, lo rapì e indossò i suoi vestiti.

Dopo un po’ arrivò Cappuccetto rosso e, credendo che fosse suo padre, disse a Joker, che gli aveva portato la merenda, ma poi il malvagio si tolse i vestiti da padre di Cappuccetto la e intrappolò così come aveva fatto prima col suo papà. Poco dopo arrivò Batman che fa scappare Joker e liberò Cappuccetto rosso e suo padre e vissero tutti felici e contenti!!!

Antonino Lentini, Giuseppe Cardella e Alessandro Cirrincione

Cappuccetto Rosso e l’amichetta furbetta

C’era una volta una bambina di nome Cappuccetto Rosso che doveva andare dalla sua nonnina a Roma, allora prese l’aereo per raggiungerla, con la sua famiglia. Arrivati in aereoporto, i genitori andarono al bar e lei si sedette al tavolo più vicino. Una bambina molto più grande di lei le disse: “ciao bella bambina! Che ne dici di diventare mia amica?”, “ma la mamma mi dice sempre che non devo palare con gli sconosciuti!”, rispose Cappuccetto Rosso. Tuttavia la bambina insistette così tanto che Cappuccetto Rosso fece amicizia con lei. “Mi chiamo Martina”, disse la bambina”. “Io invece mi chiamo Cappuccetto Rosso”.

La mamma portò le patatine, Cappuccetto Rosso andò un attimo dal papà e, mentre era dal padre, Martina le rubò le patatine! La mamma, appena se ne accorse, chiamò Martina e disse: “bambina vieni subito qui! Ora tu con i tuoi soldini vai a ricomprare le sue patatine!”.

Cappuccetto Rosso mangiò le patatine poi presero un taxi e arrivarono dalla nonna felici e contenti.

Laura Marino, Chiara Di Girolamo e Sonia Putaggio

Cappuccetto e il robot malvagio

C’era una volta una bambina che doveva andare da sua nonna a portarle il telefono nuovo. La bambina andò con la moto Kavasaki e partì. Mentre viaggiava incontrò un robot che le bloccava la strada; quindi decise di aprire le ali della moto, ma il robot allungò le braccia, prese la moto volante e la ingoiò e con essa mangiò la bambina. Il robot vide una casa ed era proprio quella della nonna di Chiara, questo era infatti il nome della bimba che indossava sempre un cappuccio rosso. Il robot disse: “Apri la porta !!!” e la nonna disse: “vattene stupido robot !!|” e il robot sfondò porta e ingoiò la nonna di Chiara . Dopo due ore un meccanico smontò il robot e la nonna e Chiara uscirono dal suo interno, sane e salve e andarono a festeggiare al bar .           

Gioele Tumbarello

Cappuccetto rosso supersonica

C’era una volta una bambina chiamata Cappuccetto rosso, la sua cara nonnina era molto malata quindi la mamma le chiese di andare dalla nonna a portale il pranzo, la piccola prese la cesta e si avviò con il suo nuovo jet privato.

In aria incontrò il suo vicino di casa, che era molto ricco, con la sua moto volante.

Lui voleva il corpo della nonna di quella dolce bambina.

La sua moto era molto veloce, ma involontariamente lui prese la strada per la caverna del grosso Gigante.

Invece la bambina, sapendo che quella era la strada sbagliata, scelse di prendere quella più lunga.

Una volta arrivata a casa della sua nonna la bambina parcheggiò il suo jet ed entrò all’interno, vide il suo vicino e gli disse: “vattene se non vuoi che chiami gli sbirri”. Lui rispose: “chiamali pure! io non ho paura!”. La Cappuccetta li chiamò e non appena arrivarono, ci fu una sparatoria e il vicino di Cappuccetto fu colpito.

La Cappuccetta diede il pranzo alla nonna.

E vissero tutti felici e contenti

Antonio Pio Romeo

La bimba dalla bici rossa e il ladro “Lupo”

C’era una volta, in una piccola città, una bambina di nome MELISSA, che tutti chiamavano Cappuccetto rosso, che aveva 7 anni. Un giorno la sua mamma decise di fare una sorpresa alla nonna, che viveva dall’altra parte della città: una torta perché quel giorno era il suo compleanno. Allora telefonò alla zia e le disse di comprare una torta e di accompagnare Melissa dalla nonna. Poi la mamma chiese a Melissa se poteva andare prima dalla zia a prendere la torta e poi dalla nonna a portargliela. Lei subito si incamminò verso casa della zia con la sua bici rossa. Appena arrivata si fece dare la torta, lei si mise dietro e la zia guidò la bici. Lungo la strada incontrarono un ladro che veniva chiamato Lupo e gli chiesero: “Perché sei vestito a righe?”. “È la moda del momento! – rispose imbarazzato, ma poi continuò – Tu dove vai bella bambina?”. “Vado dalla mia nonna – rispose Melissa – e sai: lei è molto ricca!”. Lui se ne andò e loro ripresero il cammino. Finalmente arrivarono dalla nonna iniziarono la festa di compleanno, scartarono i regali, la nonna soffiò le candeline e tutti mangiarono la torta, ma nel bel mezzo della festa arrivò Lupo, che cacciò fuori la nonna, Melissa e la zia e iniziò a rubare in casa. Per fortuna di lì passò un poliziotto e vide loro fuori da casa e chiese cosa fosse successo. Le tre gli raccontarono tutto, allora lui entrò a casa armato di manette e arrestò il ladro, gli fece restituire tutto e lo portò in carcere. Così Melissa, la zia e la nonna poterono finalmente festeggiare il compleanno della nonna in pace e tranquillità. 

Chibbaro Chiara e Sciacca Giorgia

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