Cara Nicoletta…

Cara Nicoletta,

per noi dimenticarti sarà impossibile. Anzi sarà nostro dovere mantenere il tuo ricordo. Ci dispiace molto per quello che ti è successo, e faremo tesoro di questa triste vicenda affinché non accada più. Abbiamo imparato quanto valore abbia una vita, quanto è importante salvaguardarla e conserveremo il ricordo del tuo sorriso e lo faremo nostro. Ti portiamo nel cuore affinché la vita di ognuno sia ogni istante un immenso valore. Noi siamo soltanto dei bambini e non riusciamo a capire la tua sofferenza, ma una cosa possiamo dirtela: sarai nei nostri cuori per sempre.

Mattia Sciacca Pio, Gioele Montalbano

Da Nicoletta a Marinella


Tu Nicoletta smarrita tra i pensieri,
proprio tu che sei sparita soltanto ieri.
Da una nuvoletta sei stata trovata
ed in cielo sei stata portata.
Pensavi alla tua mamma, pensavi al tuo papà
ma nessuno sapeva che tu eri là.
Un giorno incontrasti Marinella,
che come te era bella
Sembravate sorelle
anche se eravate su due diverse stelle.
Quasi la stessa cosa vi era successa
lei sparita tra le stelle e tu smarrita tra i pensieri della testa
lei dice: “siamo sole”
tu le dici: “non è vero siamo insieme, io con te, tu con me”.

Chiara Chibbaro

I cani e i lupi II, seguito della fiaba di Esopo

I cani, tornati a casa, andarono nel loro nascondiglio segreto sotterraneo. Lì fecero una riunione e decisero cosa fare. Nel bel mezzo del discorso un chiuwawa piccolo e giovane, che era molto intelligente, sapendo già come era andato a finire lo scontro con i lupi e dopo aver sentito i loro piani per il futuro, li interruppe dicendo: “Potreste essere come loro, cioè una squadra e potrei essere io il vostro allenatore”. A quelle parole tutti scoppiarono in una grande risata e dissero in coro: “Il nostro allenatore sarà il mastino”. Dopo un mese di allenamento il chiuwawa non era ancora convinto che loro potessero vincere un nuovo scontro con i lupi. E non ci volle molto a scoprire che quel piccolo cane aveva ragione. Infatti anche la seconda battaglia con i Lupi finì male. Allora i cani capirono che ci voleva un nuovo allenatore e andatolo a cercare lo supplicarono di aiutarli. Ma lui disse: “Perché quando mi ero proposto io voi avete rifiutato e mi avete criticato?”. Essi non risposero nulla.

Morale: non importa l’aspetto fisico, ma importa l’intelligenza.

Chiara Chibbaro e Giorgia Sciacca

Il ravvedimento del nibbio

Il nibbio tornò al suo nido: mangiò e si accontentò di quello che trovò. Dopo di che, disse: “dovevo prevedere che quello stupido serpente poteva mordermi!”

Ma poi si pose delle domande: “forse il serpente non era la preda giusta; forse non avrei dovuto afferrarlo”, disse, fra sé e sé.

Il nibbio ci pensò su e capì che forse era stato troppo presuntuoso e prepotente nei confronti di quel serpente. “Forse devo andare a scusarmi… non ne sono molto sicuro… ma penso che lo farò”.

Allora il nibbio si diresse dal serpente per porgergli delle sincere  scuse: “perdonami, probabilmente sono stato troppo prepotente nei tuoi confronti … devo porgerti le mie scuse. Possiamo essere amici?”. Il serpente rispose: “certo! Basta che non afferrerai più né me né tutti gli altri serpenti. Ok?”. “Sì!” rispose il rapace.

Da allora il nibbio non mangiò più serpenti.

(Seguito dalla fiaba di Esopo: “Il nibbio e il serpente”)

Amalia Anastasi, Laura Marino, Sonia Putaggio, Chiara Laudicina e Chiara Di Girolamo

La cicala e le formiche… un anno dopo

Dopo che le formiche mi cacciarono e non mi diedero nemmeno un po’ di cibo, andai a casa a piangere e dissi alla mia famiglia che saremmo rimasti senza provviste per l’inverno.

Più tardi, con i miei cugini, andammo nel bosco a prenderne, ma non furono sufficienti per tutto l’inverno, così in primavera ci ritrovammo magri magri. Allora, ritornati dalle formiche, ne trovammo solo una perché le altre erano morte dal freddo perché la loro tana era stata allagata dopo un nubifragio, ma visto che la mia famiglia è buona, la ospitammo.

Nel corso dell’anno, fortunatamente, si sviluppò un’altra colonia di formiche, ma quando venne l’autunno noi cicale ci ritrovammo di nuovo senza cibo e per la seconda volta toccò a me chiedere aiuto alle formiche, ma stavolta la risposta fu diversa: visto che avevamo dato ospitalità alla formica senza casa, ora le sue figlie divisero con noi le scorte di cibo.

MORALE: Un atto di generosità a volte salva la vita e anche la pancia

 Cardella Giuseppe e Giacalone Nicolò

La schiavitù del cervo… seguito della favola di Esopo “Il cervo e la vite”

Il cervo essendosi stancato della sua schiavitù e perché lo prendevano in giro decise di scappare.

Di notte, quando tutti dormivano, decise di rompere il recinto con le sue lunghe corna,e scappò, solo che non si accorse che fuori dalla fattoria c’era l’orso  che stava dormendo. Il cervo, sapendo che doveva fare molta attenzione, decise di guardare da tutte le parti e di non schiacciare nessuna cosa che facesse rumore. Avendo superato la fattoria, raggiunse la foresta e finalmente riprese la sua libertà.

Mattia Pio Sciacca, Natale Alagna e Francesco Brelich

Cunto su Peppa a’ Cannunera

La Sicilia era sotto il dominio dei Borboni

che del popolo erano padroni.

Allora esso chiamò Garibaldi

che arrivò subito con mille giovani baldi.

Tra di loro c’era una ragazza

che non era per niente pazza

il suo nome era Giuseppa

ma le amiche la chiamavano Peppa.

Lei stava al cannone

che era sempre in accensione,

perchè lei sparava sempre

e sparava veramente,

lo faceva per l’unità dell’Italia, libertà e pane

e affinchè nessuno più patisse la fame.

Ma non tutto andò come lei voleva

e anche dopo l’Unità c’era gente che ancora gemeva.

Chiara Chibbaro

“Ciuri di paparina”, lettera al mio amato morto con la camicia rossa

Ogni volta che viene maggio e spunta un fiore di papavero rosso torno pensare al mio amore che era “bello più del sole”. Me lo ricordo ancora quando agitava in alto nel cielo la bandiera Tricolore.

Si chiamava Ciccio.

Ma un brutto giorno Ciccio, mentre combatteva al seguito del generale Garibaldi, fu ammazzato con un colpo di pistola dritto nella fronte e cadde a terra come un fiore spezzato. Il suo sangue si mescolò al rosso dei papaveri e il suo corpo venne coperto da questi bellisimi fiori che da quel momento in poi divennero il simbolo del suo amore perito per la libertà. (Testo ispirato dalla canzone “Ciuri di Paparina” tratto dal CD di Mario Incudine “Beddu Garibbardi”).

Amalia Anastasi e Chiara Laudicina

Garibaldi eroe o truffatore?

Tanto tempo fa venne in Sicilia un eroe, (o un truffatore?), di nome Garibaldi, con la camicia rossa insieme ad altri mille giovani.

Sbarcò a Marsala e attraversò tutta l’isola combattendo i Borboni e diffondendo il seme della libertà.

Tanti gli hanno creduto e con lui si sono uniti, sperando di ottenere un mondo più giusto e libero, ma la realtà non fu proprio così. La povera gente da un tipo di servitù passò ad un’altra, questa volta sotto il regno dei Savoia.

Qualche tempo dopo l’unificazione la gente diceva: “Ci ha tolto l’oro e ci ha dato la carta. Ci ha levato la gioventù e l’ha portata a Torino per poi metterla nell’esercito!”

Nei paesi e per le strade, infatti, c’erano solo donne, bambini e anziani.  Questo “eroe” voleva portare vita e invece portò morte e desolazione.

A Bronte tantissimi si ribellarono e, a seguito di falsi processi, vennero uccisi per mano del generale Nino Bixio.

Ci viene, dopo tanti anni, da pensare: ma Garibaldi è stato davvero un eroe?

Angelo Laudicina e Aaron Indelicato con la collaborazione di Antonino Lentini

Anita Garibaldi, la ragazza ribelle che amò Giuseppe

Anita Garibaldi è nata nel 30 agosto 1821.

Era una ragazza moderna! Non le importava del giudizio di nessuno.

Fin da bambina faceva il bagno nuda nell’oceano,

senza badare a quelli che la vedevano.

Un giorno un uomo incontrò

e follemente se ne innamorò

Si chiamava Giuseppe Garibaldi, anche detto l’eroe dei due mondi.

I due si sposarono e insieme combatterono,

ma a Marsala non furono insieme

perchè Anita conobbe molto prima la sua fine

il 4 agosto 1849, già madre di quatto figli, si chinò il suo capo come ai più bei gigli.

Morì Anita, mentre aspettava il quinto bimbo,

che mai potè venire alla luce dal suo grembo.

(Nella foto il ritratto ad opera di Gaetano Gallino)

Laura Marino e Chiara Di Girolamo

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